domenica, 05 ottobre 2008
Mi volgo indietro guardando il mio passato e provo a decifrare ciò che è stato, la mia mente si offusca avvicinandosi, tocca palizzate gelate e si congela così tanto da divenir infuocata. Cos'è quest'isolamento, è questo quel che cercavo. Innumerevoli attimi di tempo negati. Questo barcollare incontro al domani non è vita, non si avvicina neanche minimamente al mio concetto di vita. È un'imitazione da quattro soldi, persino l'etichetta è errata. Più avanzi e più ti rendi conto che nulla sarà di ciò che timidamente provavi a sognare. E allora come non affogare nei falsi piaceri in una vita che non è altro che una falsa messa in scena. È questo e nient'altro. Non ci sono molte parole, non esistono chissà quali grandi concetti. La fine è dietro l'angolo, non la mia, non la nostra. Qualcosa di più immenso, qualcosa di più spaventoso. Non abbiate paura, non ve ne accorgerete, siete già pronti. Intanto continuate pure ad avvolgere la vostra vita di plastica, e siate felici mi raccomando, forse siete fortunati, perchè non ve ne rendete neanche conto. Io invece sono come dannato e forse sono solo un folle ma vedo quanto tutto sia così inutile, falso, emulazione dell'emulazione della realtà. E non c'è scampo, ne siete sin troppo dentro. E non c'è scampo neanche per me che ne sono così fuori, così fuori da tutto ciò, così solo.
domenica, 14 settembre 2008
Un cerino, uno solo. Per tutta casa non c'è un accendino. Lo tolgo dal pacchetto in modo delicato curando di non romperlo. Pronto a strusciarlo sulla minerva e a veder il fuoco dal nulla. Un pensiero prima, ci vuol delicatezza. Lo stereo riproduce la città vecchia di de andrè e la malinconia aumenta sulla scena. Ecco la fiamma illuminare in un lampo la stanza buia e poi la sigaretta accesa, uno strattone e di nuovo il buio. “se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo”. E poi chissà dove volge la mente. Ho voglia di esprimermi e di raccontare. Ma in queste giornate vuote non c'è niente di emozionante, niente di narrativo. Esco verso la sera tardi dopo aver dormito fino alle sette di sera, con i brividi che già raffreddano la pelle e il mio stato d'animo. Un unico maledetto e incantevole pensiero nella testa. Mi dirigo al solito bar nel solito quartiere. Incontro le solite persone disperse nei loro problemi, ascolto di paranoie su quanto abbiamo buttato la nostra gioventu su quanto eravamo felici sedicenni ubriachi in giro per le strade di roma. Ora invece la città sembra più gialla, più buia per tutti noi cari amici d'infanzia, ognuno con la sua strada senza fondo, ognuno con il suo amore bruciato dal tempo, ognuno disperso alla ricerca di se stesso. Poi mi allontano un po' verso la piazza, dove di solito si ritrovano i quattro-cinque tossici della serata, dove si incontrano varie quantita di personalità buttate, vedo sguardi conosciuti e saluto con un gesto svogliato. Il vecchio ubriacone mi vede e si avvicina barcollante, mi saluta come un padre, sempre. Mi rispetta. Mi chiede come sto, qualche soldo, una canna e se ne va con un sorriso così triste. Continuo sulla mia strada senza badare agli sguardi ammiccanti di spacciatori in cerca di qualche giovane voglioso di hashish di merda. Ecco le scalette. Ecco le solite figure nell'ombra. Piu mi avvicino e più vedo i loro sguardi, spenti e pieni di riflesso, pupille a spillo e nient'altro. Gente trasandata reduce da qualche party in chissa quale posto lontano. Un paio di cani amici in cerca di cibo. Saluto senza far rumore e un po tutti ricambiano con un gesto o con un “bella” strascicato. Mi siedo vicino a un tipo che conosco. Un paio di domande e lei è nella mia mano, una fialetta pronta e luccicante che illumina d'improvviso il mio sguardo. Poi mi muovo verso qualche angolo desolato dove nessun sguardo possa cogliermi. A volte mi chiedo come sia arrivato fino a qui, fino a questo punto. Mi domando se questa monotonia avrà mai fine. Giornate su giornate buttate nel cesso di una squallida città. E piu avanzano i giorni più la mia mente si svuota. Io poi, io che vorrei viaggiare in lungo e in largo il mondo in sella ad un furgone, io che cerco emozioni nell'asfalto grigio, io che mi faccio in un angolo pieno di piscio. Non riesco a scriver d'altro scusate. Ora sono chiuso in casa con una strana “febbre” con il sudore freddo che cola sulla fronte, con la pelle d'oca e i brividi lungo la schiena. Non riesco a pensar ad altro. Sono monotono e triste, come le mie giornate. Sono breve e circonciso come i rari momenti in cui mi sento vivo. I mostri invadono la mia mente ora, do vita a voci che attraversano come flash la mia testa barcollante, uomini disperati uomini distrutti del proprio essere, non c'è futuro, solo un presente lento e squallido. Devo dare pace al mio essere o esploderò a breve. Addio.
lunedì, 08 settembre 2008
È molto che non scrivo. Non c'è poesia in questi giorni, non c'è un lume di ragione. Tutto sta diventando troppo immenso e nella notte sento reprimere il mio cranio soffocato da brividi e da sudore. Questo calore sta annullando ogni mia cellula, sto bruciando ogni attimo. Forse sto vincendo la mia battaglia o forse no, chi può stabilirlo? Non conosco ciò che c'è dopo, non so quale sia la posta in palio, la mia vita, il mio essere, la follia? Niente può dirlo, solo il tempo sarà giudice. Però sento nell'aria un'atmosfera da gran finale, una sensazione pessima di annientamento. Vorrei fermare il tempo ora e vagare nell'infinito senza forma, volare sull'aria immobile lungo ogni paesaggio, vedere ogni pezzo di terra mai visto, ammirare ogni scorcio di mondo a me negato. Ho paura che sia troppo tardi.
venerdì, 15 agosto 2008
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Devo solo annullarmi, abbandonarmi al mio deserto interiore. Elevarmi al di fuori del tempo in cui vivo. Essere fuori dal corpo. Essere qualcosa, non solo una proiezione di ciò che mi circonda. Non ho scelto io d'esser nato, la vita è una forzatura, un grosso errore, un adeguarsi continuo al tempo in cui ci si trova, alle loro leggi, ai loro principi. Perchè ? Perchè rendersi così mediocri? Non è questo ciò che voglio, non è questo tipo di vita – chi la detto che il giorno è fatto di 12 ore? Chi ha inventato le stagioni? Perchè devo sprecare la mia corta e breve esistenza lavorando, servendo un padrone, schiavo delle regole, servo delle morali? Tutto ciò non ha senso. Solo l'amore può allietare quest'esistenza, solo esso permette di non perdersi nel proprio pensiero ma negli occhi della persona che si ama. La mia esistenza non è così mediocre, banale, scontata, io sono un genio dal momento in cui so di esserlo, e le cose che dico seppur possono sembrar inventate o senza senso per me sono verità. E se devo viver in questo mondo, se devo esistere (carnalmente) in quest'epoca almeno voglio avere vicino a me la mia proiezione, la mia metà scomparsa, voglio vedere me stesso dentro ai suoi occhi e sapere che lei allieterà ogni dubbio, sconfiggerà ogni tempo, e sarà risposta ad ogni domanda. Altrimenti mi annullerò al non essere, diventerò così grande e incomprensibile, sfiorerò l'universo con la mia mente, perchè non posso accettare tutto per scontato, mi spiace, non sono fatto così. Io parlo da solo ora perchè voi non siete niente. Perchè voi non potreste sentirmi. Voi siete solo dei morti che camminano, siete così patetici nella vostra accettazione della realtà, così stupidi. E chi invece sarà perso nel suo deserto interiore troverà nelle mie parole una parte di se, forse. Se tutti si sarebbero adeguati alla massa, se tutti avrebbero dato per certo i propri insegnamenti ci sarebbero mai stati uomini degni di tale nomina, ma solo dei burattini. E non è questione di cultura, non ci vuole cultura, la cultura logora il pensiero da solo altri elementi per scontati. È l'ignoranza ciò da cui bisogna partire, il non sapere, il non essere appunto, il non appartenere a nessun filone di pensiero, non ritenersi uomini ma degli dei in persona. E non fraintendetemi, io non conto niente e non so niente, io non conosco i grandi pensatori cosa pensavano, io non conosco la storia, io non voglio essere il vostro dio, io non voglio insegnarvi niente. Voglio solo vivere la mia vita fuggendo ogni giorno alle contraddizioni del mondo, e rimanere fuggitivo per sempre, e fare del mio pensiero un essere immortale che va oltre la mia mortalità. E sarò immortale e sconosciuto forse, come lo sono stati grandi menti morte nella propria solitudine proprio per la loro voglia di abbandonarsi a se stessi, chissà quanti Uomini hanno manipolato l'universo e chissà quanti hanno capito anche solo per un attimo il senso di tutto. E io li conosco anche senza saper i loro nomi. Io non sono niente capitemi, non sono meglio di voi, semplicemente non sono voi. Io sono morto, io non esisto, queste sono solo le proiezioni delle voci che attraversano il mio cervello. Il mio corpo va e viene dalla terra al cielo, in continuazione. Sapeste quanto vorrei poter far a meno di tutto ciò, quanto vorrei ricambiato il mio amore per poter dar pace alla mia anima dannata. Ma non è così, è tutto sfuggito di mano. Ed allora devo dar voce al mio deserto, devo decifrare le voci che m'attraversano, non per rendervi partecipi di ciò che so, ma per render reale l'inconscio e dar vita alla mia mente. Corpo e mente sono due cose così diverse. Mi chiedo a volte “è il corpo a dominare la mente o la mente a dominare il corpo?”
mercoledì, 13 agosto 2008
sono arrivati a livelli incredibili di assurdità, do botte d'eroina sulla scrivania davanti al pc mentre guardo siti senza significato, sto perdendo di mano la direzione il perchè la motivazione di questo autodistruggermi continuo, di questo volermi abbandonare. Mi sto concedendo a lei più di quanto abbia mai fatto prima con nessun'altra persona o cosa, non riesco a passare una giornata senza il suo calore, senza di lei ogni movimento appare inutile e troppo faticoso, senza di lei ogni giornata è troppo fredda. Devo però nella mia dipendenza trovare almeno una direzione, devo trovare nuovi posti in cui farmi, altrimenti la monotonia rovinerà anche questi momenti così dolci. Devo smettere mi ripeto, a volte. E poi cerco di guardare al di là del domani e non trovo nulla. Ho corso troppo e troppo in fretta ed ora non ho occhi per guardarmi intorno e trovare la giusta via. Attraverso momenti colmi di terrore e altri pieni di assurdo godimento, estasi pura nelle piazze desolate d'agosto. Fare qualcosa, lasciare una traccia, qualcosa che sconvolga, atti di terrorismo poetico nelle stazioni della metropolitana affollate di turisti. Forse devo solo lasciar correre, lasciare che il tempo corroda anche me e rendermi nudo in balia del destino. La notte è lunga e non ho posti in cui andare, non ho persone con cui parlare, non ho motivazioni da discutere, non ho niente, c'è solo lei nel mio corpo che mi abbraccia e mi sussurra di non pensare, di fregarsene del mondo esterno, di dio, delle loro preghiere, delle loro guerre, delle loro inutili domande. Troverò un giorno il modo di esprimermi e sarò colmo allora. E aspetterò ancora nella notte la tua sagoma stesa nel letto. Se dovrò pareggiare i conti sarò pronto allora e venderò la mia vita, quel giorno in cui la notte farà la sua ultima chiamata lasciatemi solo in balia della mia infantile stupidità e non cercate tracce nel mio passato, non guardateci o troverete solo il nulla e l'universo intero nella sua inconcepibile magnificenza.
nel mio mortale compito di compiermi
ho perso di vista il significato significante
di vivere sopravvivendo alla vita
invece di far reale vita e non semplice vita reale
e non credo nell'uomo credente
prevalso dell'egoismo del distinguere
la virtù dal peccato e il bene dal male
e non vedo luce nell'essere
essendo io abbandonato da me stesso
vago nel buio del mio deserto
e non c'è una risposta e nessuna domanda
troppo grande è il sapere
e così squallida è la nostra sete.
giovedì, 07 agosto 2008
"Questa dunque è la stabilità
Vanto infranto dell'amore
Ciò che un tempo era candore
Ora si è capovolto
Una nube incombe su di me
Segue ogni movimento
Nel profondo della memoria
Di ciò che una volta era amore
Oh se ho capito
Quanto avessi bisogno del tempo
Visto in prospettiva, ce l'ho messa tutta per farcela
Per un solo istante ho creduto di aver trovato la strada
Destino svelato, l'ho visto sgusciare via
Troppi punti infiammabili
Assolutamente fuori portata
Richieste recondite per tutto ciò che vorrei conservare
Facciamoci un giro
Vediamo cosa riusciamo a trovare
Una collezione senza valore
Di speranze e vecchi desideri
Non mi sono mai reso conto
Delle distanze che dovevo percorrere
Tutti gli angoli più oscuri
Di un sentimento che non conoscevo
Per un solo istante
Ho sentito qualcuno chiamare
Ho guardato al di là dell'oggi
Là non c'è assolutamente nulla
Ora che ho capito che tutto è andato a rotoli
Devo trovare una terapia
Questa cura è troppo lunga
Nel cuore del luogo
In cui domina la comprensione
Devo trovare il mio destino
Prima che sia troppo tardi"
(Twenty four hours - Joy division)
mercoledì, 30 luglio 2008
Le parole viaggiano come macchine infernali sulla virtuale carta bianca di uno schermo così tristemente solo nella sua scrivania. attorno la camera è vuota bianca alle pareti attraversata da una luce scheletrica che parte dalla lampadina pendente dal soffitto, quale sogno verrà compiuto in questa notte insonne quale mistero verrà svelato quale verbo verrà usurpato, forse le parole prenderanno il sopravvento e diventeranno codici infernali, impareranno a commettere omicidi virtuali, la sposa cadavere cade davanti alla web cam, immaginate un codice riflesso sullo schermo, intermittente, parole, numeri, colori, la tecnologia svilupperà la sua natura un giorno, una natura incontrollabile come lo è quella umana e come lo è quella terrena. Futuri prossimi senza luce nel cielo, mondi pieni di persone convinte d'esser vive quando invece saranno solo proiezione del proprio ego esseri acquistati dalla pubblicità come prodotti da vetrina, e l'arte sarà negli inferi e gli artisti dannati ad un immortale morte vivente. Solo prodotti su prodotti, le parole cadranno di significato, saranno linguaggi alla rinfusa, verbi usurpati come i miei, e virtuale carta bianca che brucia. Verranno notti infinite piene di nebbia nucleare e saranno solo strati su strati di macerie fino a superar l'atmosfera cupole nello spazio usate da ricchi imprenditori come attici, e macchine stupreranno l'essere e venderanno segreti giochi omosessuali a poco prezzo, uomini schiavi di se stessi strisceranno alla ricerca del tormento, nessun bambino nascerà tale a modo di evitare schiamazzi notturni nei finti giardini costruiti col cemento, verrano liberati ad un età matura con chip di memoria trapiantati nel cranio, pronti a divenir parte della grande catena di montaggio della vita. Nessuna speranza amore oggi in questa notte insonne non c'è respiro e le ossa sono gelide, domani sarà un altro giorno domani prenderò quella strada verso la stazione e diventerò di nuovo tuo, forse dovrò aspettare e i nervi verrano al contatto con la pelle e tremerò in una piazza colma d'astinenza, e penserò all'amore sprecato in questi anni alle speranze racchiuse in un attimo di vita incosciente, e penserò a lei anche forse che è laggiù piena di vita e vuota di sguardo come me, così lontana dai miei occhi e così vicina ai miei sogni, così uguale a tutto ciò che desidero, così immensamente incosciente di ciò che l'aspetta, così tanto che vorrei dirgli di tornar indietro, perchè non c'è vita che valga la pena vivere, perchè l'amore sfugge un giorno e non torna più e poi sarà solo proiezione di desideri e niente più.
martedì, 22 luglio 2008
...Nel recinto i bambini si muovono a quattro zampe, si guardano l'uno con l'altro e si allontanano schizzando velocemente , come insetti, verso direzioni diverse, come in preda ad un nervosismo folle, d'improvviso un piccolo graffia con un gesto nevrotico un altro che inizia a piangere, perde sangue dal viso, la vecchia lo vede con lo sguardo assente dalla sua sedia a dondolo, nella sua mente pensa che si abbastanza grasso per far si che sia "maturo", intano un altro esemplare piccolo e biondo stramazza per terra vicino alle sbarre del recinto, ustionato dalla corrente che passa attraverso quei fili, vibra in preda ad attacchi epilettici – la vecchia sorride mostrando i suoi denti marci, gli piace vedere i progressi dei suoi pargoli, imparano già ad aiutarla - ancora qualche gemito e la piccola sagoma assume la sua forma immobile e fatale nel silenzio della fattoria...
lunedì, 30 giugno 2008
Continuo a rimanere esterefatto di fronte ad ogni manifestazione della collettività umana, rimango incredulo quando vedo come tutto l'insieme che mi circonda sembra abbia una forma e , forse, un perchè. Vedo persone concretizzarsi tramite gruppi, ideali, credi, soluzioni e mi chiedo se non sia l'ora che anch'io prenda parte ad un qualcosa, ad una religione, ad una passione che occupi i miei momenti, ad un perchè che spieghi le mie giornate. Ma poi cerco la verità in ogni cosa, le fondamenta di ogni base e vedo l'individuo nudo come pietra in ogni suo infantile problema e in ogni sua bugia. Il cielo presente è costellato di possibilità, di agnelli d'oro da adorare, di vite vissute in cui sperare e la realtà è tutta un'altra cosa. La realtà è costellata di bugie, di falsi miti, di vite fatte a doc per scenografie e fiction/reality. Viviamo dentro la nostra storia e creiamo storie per riempire il tempo, per dar tono ai nostri squallidi vestiti. Purtroppo non c'è atmosfera nella realtà, nel presente, non c'è quell'aria spensierata dei libri di Kerouac e dei grandi poeti falliti. C'è solo torpore, strade riempite di personaggi buttati nel mondo, ansia, paure, droga e smarrimento. Rimpiangiamo solo tempi passati, desideriamo altre vite al di fuori della nostra per sfuggire al presente. Vedo docili pecorelle cristiane impiastricciate nei loro peccati, finti miti alternativi pieni di carta da parati, sette futuriste arraffa soldi e poi ciò che è fuori, ciò che non riesce, ciò che è entrato per caso in questo cinema dalle porte aperte e dalle sedie scomode. In questo mondo non c'è emozione, non c'è istinto, non c'è primordialità, manca la libertà di prendere un treno, è scomparso il potere di slegare le radici e di creare nuove vite, nuove realtà. Tutto si ammuffisce nella nostalgia, nell'invidia della finzione di ciò ci circonda. Annullano ogni cosa uccidendo gli stimoli. Ti seguono ovunque con i loro biglietti da timbrare, orari prestabiliti, buoncostume da telenovela. Sento in me ora la possibilità di poter credere da un giorno all'altro in qualsiasi fantasma o credo o religione da quattro soldi perchè la mia via è smarrita, perchè vedendo troppo le fondamenta vien la voglia di chiuder gli occhi, perchè infondo sono anch'io parte del mio presente e non posso togliermi dal mio compito finale di chiuder gli occhi piangendo, invece che, morire spassionatamente con il collo legato al soffito di un motel lontano dagli occhi famigliari con su la più bella canzone di un disco svenduto ad un mercatino d'usato.
martedì, 24 giugno 2008
Tutto cambia così in fretta senza una apparente direzione, niente rimane impresso nella mia mente da tempo, le foto ancora tra qualche foglio, dimenticate. La paura dirompente di come si evolverà domani, il desiderio imperante di non cadere. L'afa nell'aria preannuncia distruzione, distruzione, distruzione immobile, corse disperate verso la meta, chiamate interrotte, piacere deviato, grida soffocate senza vento, imprevisti, paura, paura, paura, follia e risate forzate. Impossibile riprogettare quest'andamento sviato, non ci sono spiragli in questo calore soffocante, solo dipendenze forzate, speranze tradite. Dimentichi anche come sei arrivato in questa estate, non ricordi cosa ti ha portato sul ciglio di questo tempo buio, forse lei, forse i suoi occhi, forse invece è solo la tua nichilista visione del mondo e di ciò che si è creato attorno alla realtà, forse è la mente intossicata da troppo tempo, bloccata da un ritmo opprimente di tentativi in cui provi a far ritornate alla mente alcuni attimi, alcune sensazioni ormai cancellate. Questi discorsi non si evolvono, sono tormento senza fine, un libro che inizia con il suo epilogo. Un giorno magari quando sarò al di fuori di ciò scriverò della mente umana, della paura, dell'esistenza e dall'astinenza. Ma ora vivo in ciò, ora sono parte di ciò e le mie parole non possono essere altro che fiammate di emozioni inscrivibili, di esperienze immobili, di giornate senza apparente movimento. Dovrei trovare la freddezza per allontanarmi da me stesso, per lacerare la mia anima, così riuscirei forze a descrivere e a vivere distaccato dalla paranoia, dal bisogno, dal desiderio, dall'insoddisfazione. Eppure non riesco, rimarranno solo questi frammenti, troppo pregni di fuoco per esser decifrati, senza termine e senza spiegazione, senza un epilogo tangibile e senza un inizio a cui attribuire la causa, viaggi vuoti nell'aria instabile, interrotti corti stupidi, come la mente, come la nostra falsa coscienza. Forse la sua partenza calmerà tutto e mi accontenterò di questa realtà senza senso, rinunciando per l'ultima volta a tutto ciò che era possibile e a tutto ciò che ho visto e sentito sulla mia pelle, bruciando gli ultimi ricordi e le ultime foto rimaste tra quei fogli. Altrimenti cadrò vittima della dipendenza, della paranoia, delle emozioni e di me stesso.


